Il Futuro di un tempo (qui una volta era tutta città)

I futuristi credevano nel movimento, nella tecnica, nel dinamismo. In qualche modo la frenesia per il nuovo, che aveva colto l’umanità all’inizio del secolo scorso, aveva seminato e fecondato anche l’arte che, finalmente, non rappresentava solo madonne e vasi di fiorni ma anche auto, moto, fabbriche e azione.

Certo erano anche maschilisti e guerrafondai, tra le caratteristiche che li avvicinano a mio parere al fascismo italiano, ma anche quello faceva parte dello spirito del tempo, insieme alla foga tecnologica: sarebbe ingiusto fargliene una colpa. La cosa importante è che interpretavano benissimo il loro presente e sognavano un futuro che solo in parte si è realizzato.

Particolarmente risibile, ad esempio,  mi è sembrato il fatto che loro, nemici delle accademie e delle biblioteche, siano finiti proprio in un museo. Lampante dimostrazione del fatto che, paradossalmente, noi siamo i veri passatisti e decadenti.

  1. Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.
  2. Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.
  3. La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità penosa, l’estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno
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3 Risposte to “Il Futuro di un tempo (qui una volta era tutta città)”

  1. G. Says:

    Mi stai dicendo qualcosa come “s’, bravi ragazzi, peccato che siano stati rovinati dalle cattive compagnie”?
    Mmmmhhhh…. ho i miei dubbi. A partire dal fatto che siano state compagnie capitate per caso.
    Continuo a pensare che non vi sia progresso nel glorificare lo schiaffo ed il pugno, ma esattamente il contrario. E guai a chi mi tocca il sonno…
    🙂

  2. bob Says:

    Diciamo che erano dei figli di buona donna ma che guardavano nella direzione giusta. Per mia ignoranza non mi viene in mente altra arte, in senso lato, che inneggi alla scienza se non la science fiction, almeno quella della prima metà del ‘900.

    Mi ha sempre indispettito che la cultura alta sostanzialmente guardi con sospetto, quando semplicemente non schifa, la tecnologia e la scienza.

  3. G. Says:

    Ci sarebbe il realismo socialista, che guarda caso agli stilemi del futurismo ha attinto a mani bassissime.
    Del resto, solo il colore della bandiera da inneggiare era diverso…

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