[Domande per non dormire] Ma esiste un’economia…

Appello alla nazione, mi chiedo se qualcuno conosce uno studio dell’economia[1] in cui

  • chi pensa che si possa fare i soldi con i soldi, senza lavorare o rischiare nella produzione di beni e servizi, sia considerato un costo per la società e quindi ostacolato e tassato.
  • si pensi che la ricchezza delle nazioni si misura in joule, watt, chilogrammi e litri; non in euro, sterline o yen.
  • si consideri che l’attività necessaria per la scelta del prodotto migliore  sia in sé un costo non minimale, e che quindi considerare gli attori dell’economia razionali a prescindere da questo sia sbagliato.
  • considerare gli attori cui al punto precedente razionali a prescindere, indipendentemente ad esempio dal tipo di merce e dalla loro ricchezza, sia altrettanto sbagliato.

Grazie a chi rispondesse.

[1] preferibilmente, per quanto possibile, non schierato politicamente

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8 Risposte to “[Domande per non dormire] Ma esiste un’economia…”

  1. Tooby Says:

    > chi pensa che si possa fare i soldi con i soldi, senza lavorare o rischiare nella produzione di beni e servizi, sia considerato un costo per la società e quindi ostacolato e tassato.

    L’unico modo che mi risulta esistere è l’investimento in titoli di Stato, solo così fai soldi con i soldi senza rischiare nulla (le speculazioni in borsa non fanno i soldi, li allocano in modo differente, e comunque sono un lavoro in cui si rischiano beni – tempo e denaro; ed è addirittura un’attività lavorativa in cui non vi è correlazione fra tempo speso e remunerazione: puoi lavorare 14 ore filate e non ricavare un soldo bucato, o addirittura perdere tutto). Se tassassi i titoli di Stato a livelli più elevati di quelli attuali, però, colpiresti un botto di gente che lavora, che già paga una marea di tasse e la cui unica colpa è avere messo da parte qualcosa. Magari una teoria economica simile esiste, ma sarebbe una cagata pazzesca: in linea teorica tutte condividono il fatto che non esistano macchine per fare soldi, e chi campa senza avere mai lavorato in vita sua, di solito, ringrazia il fatto che non esistano tasse di successione decenti o che siano possibili rendite come quelle derivanti dai 2000 anni del diritto d’autore o altre cose simili (tipo essere figlio di Bossi) che riguardano più la sfera giuridica/politica che quella economica.

    > si pensi che la ricchezza delle nazioni si misura in joule, watt, chilogrammi e litri; non in euro, sterline o yen.

    Tutte le teorie economiche con un minimo di decenza lo pensano. Il fatto che la ricchezza venga espressa in euro, dollari o yen è solo una convenzione per rendere più facilmente comparabili joule, watt, chili e litri. La ricchezza potresti anche esprimerla in litri di birra (sarebbe solo un po’ più complicato calcolarla 😛 ), ma alla base di tutte le teorie economiche ci sono sempre lavoro, capitale e conoscenza, ed è questo che arricchisce una nazione al di là del loro valore brutale.

    > si consideri che l’attività necessaria per la scelta del prodotto migliore sia in sé un costo non minimale, e che quindi considerare gli attori dell’economia razionali a prescindere da questo sia sbagliato.

    È solo una semplificazione per permettere la modellizzazione di un fenomeno, lo fanno anche in fisica, a quanto mi risulta. 🙂 Per il quarto punto, idem come sopra: più tenti di rendere un modello preciso e più perdi lo sguardo d’insieme.

  2. bob Says:

    a) Fare trading non è un “lavoro”, secondo la definizione di “lavoro” che sto cercando. Investire in una azienda sì. Io spero ci sia un modo tecnico per distinguere le due attività. Quanto ai titoli di stato hai ragione, per il mio ragionamento sono un bel problema.
    b,c,d) Chiaro. Io chiedevo se c’è una branca dell’economia che sostenga che quelle semplificazioni e convenzioni siano fuorvianti.

  3. Tooby Says:

    a) qualcosa di più sulla definizione di lavoro? 🙂

    b,c,d) Tutte riconoscono che sono irrealistiche ma necessarie: se potessi googlare i miei testi universitari, ricaverei un bel po’ di occorrenze.

  4. bob Says:

    Che poi… visto quello che è successo in Argentina e Grecia da poco (e negli USA e in Germania a suo tempo) anche investire in titoli di stato è rischioso.

  5. bob Says:

    Ti posso fare degli esempi contrari: chi vende (e compra) cartolarizzazioni, derivati e future non sta facendo nulla che bisognerebbe favorire. Chi guadagna sul fatto che le aziende vadano male neanche. C’è ora una proposta di tassare il trading, e regolamentare (o vietare) certi tipi di transazioni.

    Ci sarà pure qualcuno che ha studiato le conseguenze di queste opzioni.

  6. Tooby Says:

    >Ti posso fare degli esempi contrari: chi vende (e compra) cartolarizzazioni, derivati e future non sta facendo nulla che bisognerebbe favorire.

    La cartolarizzazione c’entra poco in questo discorso, perché non è altro che un modo per rendere liquidi altri titoli, come i mutui, facendo girare quattrini che altrimenti rimarrebbero fermi: poi si può discutere del fatto che mutui cattivi vengano venduti come buoni, ma in tal caso la speculazione, il trading c’entra poco. È una truffa.

    Sui derivati, essi vengono usati in due modi: speculazione ed hedging (copertura del rischio), ed è difficile distinguere l’una dall’altra. I derivati altro non sono che strumenti, come martello e automobile, neutri fin quando non li usi per ammazzare qualcuno.

    Non penso che tu abbia da ridire sullo hedging, perché non è altro che un modo per ridurre il rischio (le compagnie aeree comprano future sul petrolio per coprirsi dalle fluttuazioni del suo prezzo, lo stesso i produttori di succo d’arancia, eccetera). È un assicurazione, in altre parole.

    Hai quindi da ridire sulla speculazione: il fatto però che esistano anche gli speculatori (quelli che comprano e vendono derivati per trarre un profitto intrinseco, non per coprire un rischio) serve a diminuire le frizioni e quindi a rendere il mercato più liquido per chi fa hedging. Senza speculatori chi usa i derivati per coprire un rischio dovrà farlo ad un costo maggiore ed in modo meno efficiente; tale costo viene poi scaricato sull’intera economia, appesantendola. Se la compagnia aerea deve mettere da parte del denaro per coprire eventuali fluttuazioni del prezzo del petrolio (ad esempio stipulando un’assicurazione ad hoc, pagando di più rispetto al caso di contratti standardizzati), molto probabilmente non potrà assumere altri lavoratori, dovrà alzare i prezzi e, se le cose dovessero andare male per fatti propri, potrà essere addirittura costretta a licenziare.

    Anche gli speculatori, insomma, forniscono un bene o servizio all’economia, che è la liquidità (che gli studiosi della microstruttura dei mercati affermano essere l’anima dei mercati stessi). Essi rendono più semplice quella che viene definita ricerca bilaterale (pensa ai mercati finanziari come a un’agenzia per il lavoro, che aiuta a mettere in contatto lavoratori e aziende, e gli speculatori sono quelli che offrono o cercano un lavoro part-time, oppure un bar, che mette in contatto uomini e donne alla ricerca di un partner – e qui gli speculatori sarebbero quelli da una notte e via; se non ci fossero loro a rendere liquido il mercato, le controparti avrebbero difficoltà a soddisfare determinate necessità, sia pure temporanee, ed essere costrette a scegliere in modo meno efficiente; in ultima analisi, poi, farebbero fallire pure le agenzie del lavoro e i bar 🙂 ).

    Quindi se tassassi o vietassi la speculazione, questo avrebbe ripercussioni sull’intero sistema economico, e alla fine ci rimetteremmo tutti. Se siamo arrivati dove siamo oggi è anche grazie agli speculatori (considera che i derivati sono nati nella notte dei tempi, il primo si dice fu Talete da Mileto, che li usò per speculare sulle olive 😉 ). Tra l’altro tassando o vietando finiresti per colpire i piccoli trader: i grandi hanno abbastanza denaro per permettersi di trovare scappatoie (il loophole mining è un’attività che impegna le istituzioni finanziarie a tempo pieno ormai da quarant’anni).

    Ciò su cui si può concordare è che vengano vietate determinate operazioni (come ha fatto la Germania con il naked short selling di cui ho parlato da me tempo fa). Operazioni simili non riducono il rischio, lo trasformano soltanto e spesso anzi lo aumentano (in questo caso si usa il martello per fracassare la testa a qualcuno).

    Capisco che non sia immediato, ma anche i trader lavorano come tutti gli altri – anzi, nella maggior parte dei casi gli altri sanno quanti soldi prenderanno a fine mese, i trader non sanno neppure se avranno quelli che avevano il mese prima, pur lavorando, spesso, per 14 ore al giorno, aggratis per coloro che sono sugli stessi mercati a fini di hedging.

  7. G. Says:

    Tempo fa ero incappato in libreria in un trattato su “entropia e potere”.
    Ma purtroppo stavo cercando altro.
    Il punto 2 lo quoto così forte che mi scende il sangue dal naso.

  8. bob Says:

    @tubo: Usare soldi che non si hanno, e la velocità, sono altre cose che vorrei fossero considerate pericolose e da mettere sotto stretto controllo. Stante che io sono la casalinga di Voghera, non sto dicendo di avere ragione, solo che tutto ciò non mi piace.
    @G. Cercherobbi. Già, chissà perché spesso chi ha una formazione anche vagamente scientifica trova che ci sia qualcosa di sbagliato nel misurare certe cose col danaro…

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