Egocromatismo: l’arte nell’era della riproducibilità tecnica

Dopo cento anni e passa dall’inizio del problema, una nuova proposta per evitare che la loro facile riproducibilità svaluti l’importanza (e diciamo la verità, il prezzo) delle opere d’arte. In altre parole come rendere speciale la tua opera d’arte digitale quando la stessa può essere facilmente copiata?

Partiamo da due postulati, che dovranno essere verificati tecnicamente.

  1. ogni retina, e in generale apparato visivo, è diverso. A causa di ciò ogni essere umano vede la stessa opera d’arte visiva in modo altrettanto diverso.
  2. c’è un modo tecnico di registrare questa unicità ed emularla.

Si studiano le caratteristiche della retina del compratore e si costruisce una versione dell’opera ad hoc per il compratore, variandone anche poco i cromatismi. In questo modo il concetto di ‘originale, e la duplicazione in generale, perdono di significato perché solo il compratore vedrà la “vera” opera, quella che stata adattata a lui dall’autore.

La soluzione è tecnicamente molto simile, in certi aspetti, a quella del cripting , ovvero quella in cui si aggiunge all’opera una filigrana digitale, a differenza di questa si aggiunge una diversità (almeno potenzialmente) realmente artistica. Non si aggiunge un numero di serie, ma una vera e propria personalizzazione.

Chiaramente bisogna convincere il compratore che questa personalizzazione renda davvero speciale l’opera affinché la cosa funzioni.

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